Cosa fare in caso di febbre?

La febbre è un incremento della temperatura del corpo, oltre i 37,5°, che può essere riscontrato mediante l’utilizzo di un termometro.
Prima di spiegare cosa fare in caso di febbre è necessario premettere che lo stato febbrile non è una patologia ma il sintomo di una particolare condizione del nostro organismo.

Non sempre infatti si tratta del segnale di un’infezione in corso, da virus o da batteri; attraverso la febbre il corpo umano si trasforma in un contesto ostile ai microbi. Aumentando la temperatura, impedisce o almeno rende difficoltosa la proliferazione degli agenti infettivi che si sono introdotti nell’organismo e favorisce la reazione efficace del sistema immunitario.

Come misurare la temperatura

Seguire l’andamento della temperatura serve a monitorare la febbre e aiuta il medico a formulare una corretta terapia per fronteggiare lo stato febbrile. Non è raro il caso in cui le malattie si rivelano attraverso il modo in cui varia la temperatura corporea, nell’arco del breve e lungo periodo.

Anche un’indicazione relativa al picco massimo della febbre può aiutare la profilassi di alcune patologie: tonsilliti e faringiti, per esempio, si accompagnano a temperature molto alte; mentre le infezioni virali come l’influenza si manifestano con blandi stati febbrili.

Annotare la temperatura, appuntando anche le indicazioni dell’ora in cui è stata misurata, aiuterà il medico ad avere un quadro dettagliato della situazione. Solitamente è sufficiente misurare la temperatura un paio di volte al giorno, molto presto al mattino e durante la sera. È assolutamente sconsigliato, invece, applicare il termometro dopo i pasti.

L’applicazione del termometro sotto l’ascella è sicuramente il sistema più diffuso: lo strumento va tenuto per almeno quattro minuti, tuttavia i risultati possono essere variabili perché l’epidermide è influenzata dall’ambiente.

Per questo nei bambini, che sono molto delicati, si opta in genere per la misurazione orale. In questo caso il termometro va tenuto per tre minuti sotto la lingua oppure tra la guancia e le gengive.

Anche la misurazione rettale è molto attendibile, specialmente nei casi di febbri infantili. Il bulbo del termometro rettale è più sottile rispetto a quello tradizionale. È necessario inserirlo per quattro centimetri in profondità, basterà un minuto.

Come curarsi in caso di febbre

Solitamente in presenza di temperatura elevata il medico curante prescrive farmaci antipiretici come l’acido acetilsalicilico e il paracetamolo oppure nurofen per bambini. Si tratta di prodotti che contengono principi attivi che inibiscono la produzione di prostaglandine, sostanze coinvolte nei processi infiammatori.

Gli antipiretici agiscono sull’infiammazione ostacolando l’aumento della temperatura. Per questo vengono somministrati quando la febbre raggiunge la soglia dei 38° gradi, oppure in presenza di sintomi fastidiosi come i dolori muscolari e i mal di testa, in presenza di temperature anche inferiori alla soglia indicata.

Tuttavia l’uso degli antipiretici deve essere attentamente valutato dal medico, soprattutto quando ci troviamo di fronte a forme virali imputabili a fenomeni tipici, come l’influenza stagionale.

Gli antipiretici devono essere somministrati con l’obiettivo di contenere i sintomi che si manifestano con la febbre; parliamo di mal di testa, dolori muscolari e ossei e stati di malessere che non permettono al paziente di dormire.

Quando ci troviamo di fronte a una sindrome influenzale, solitamente la febbre non si protrae per più di quattro giorni. Le sue caratteristiche sono definite in linguaggio tecnico “intermittenti”. Al mattino la temperatura sarà dunque più bassa, con febbre del tutto assente; mente tenderà ad aumentare nel corso delle ore serali.

È proprio quello serale, meglio ancora se prima di andare a dormire, il momento migliore per assumere paracetamolo.

Gli antibiotici non influiscono sulla malattia, per questo la loro eventuale prescrizione deve essere valutata dal medico curante, il quale probabilmente ne limiterà l’uso nell’ipotesi di infezioni batteriche.

Come alimentarsi in caso di febbre

Lo stato febbrile spesso si accompagna a inappetenza. Non è necessario quindi sforzarsi di mangiare ma è consigliato bere molti liquidi, perché aiutano l’organismo a smaltire i liquidi.

È bene prediligere cibi digeribili e nei casi di malattie infettive assumere vitamine in quantità. Frutta e verdura cotta sono molto consigliate.

Cosa fare in caso di febbre che dura molti giorni

Quasi sempre, dopo i primi giorni di cure, la febbre scompare tuttavia è bene rivolgersi al medico curante se:

  • – oltrepassa il limite dei 40° gradi;
  • – si accompagna a diarrea e vomito;
  • – si protrae per più di cinque giorni;
  • – nei bambini piccoli supera i 39°gradi;
  • – colpisce soggetti affetti da malattie polmonari, asmatici, donne al terzo trimestre di gravidanza e soggetti con gravi problemi di obesità.

In questi casi il medico potrebbe prescrivere degli esami strumentali perché lo stato febbrile prolungato può diventare grave.

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